In sala parto, in molti ospedali italiani, l’accesso è vietato ai futuri papà e anche alle doule, che si sono organizzate per offrire assistenza online

L’epidemia ha cambiato il modo in cui le donne possono vivere la gravidanza. L’emergenza coronavirus significa anche questo: in sala parto, in molti ospedali italiani, l’accesso è vietato ai futuri papà. E anche alle doule, quelle figure di supporto alle mamme, che si occupano della dimensione emotiva e di quella pratica della gravidanza, del travaglio e del parto e del periodo post parto. Ma, nonostante la lontananza fisica, le doule si sono organizzate per cercare di fornire, comunque, il loro supporto alle donne in attesa.
 

Quelle che fanno parte dell’associazione Mondo Doula – che ha sede in nove regioni d’Italia (Piemonte, Lombardia, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lazio, Veneto, Trentino Alto Adige e Toscana) – offrono sostegno gratuito online, in incontri singoli o con gruppi di mamme.
 

«In questi giorni così incerti, abbiamo pensato che fosse importante dare continuità al percorso già intrapreso con le donne che si erano affidate a noi. Ma non potendo farlo fisicamente abbiamo pensato di mettere a disposizione il nostro tempo telefonicamente e in modo gratuito offrendo la possibilità anche alle mamme che non ci conoscono di usufruire del nostro servizio», ha spiegato al Secolo XIX Lucia Fiorella Lacaprara, vicecoordinatrice di Mondo Doula per la Liguria. «Il nostro è un accudimento materno, ascoltiamo le mamme, incoraggiandole, aiutandole a mettere in campo e a riconoscere le proprie risorse, riportandole alla realtà attraverso la piena consapevolezza di quanto stanno facendo».
 

Certamente, però, l’assistenza online non può essere efficace come quella che si offre quando si è fisicamente presenti. «Stiamo cercando di arrampicarci sugli specchi per fornire supporto in modo diverso e apprendere molto rapidamente una nuova serie di abilità», afferma Raychel Franzen, un doula di New York. «Penso che una delle cose che una doula trasmette ai propri clienti sia un’energia calma. Possiamo ancora farlo con le espressioni facciali, durante una videochiamata, ma lo scambio di energia è leggermente diverso».
 

Alcune tecniche utilizzate dalle doule per calmare e confortare le donne durante il travaglio, come tenere loro la mano e mantenere il contatto visivo, sono impossibili da riproporre online. «Una doula, durante il travaglio, aiuta molto la mamma, offrendo conforto e suggerendo le posizioni più adatte, ma calma anche il partner in modo che riesca ad essere più emotivamente presente», aggiunge Gwynne Knap, una doula che lavora ad Atlanta, è anche un membro della Childbirth e Postpartum Professional Association, una delle poche organizzazioni a livello nazionale che certifica le doule. «Quando la doula non è presente, però, è molto difficile riuscirci».
 
Riceviamo e pubblichiamo
 
Gentilissimo Direttore,
 
Le scrivo in qualità di Presidente dell’Ordine della Professione di Ostetrica di Roma e Provincia, in rappresentanza di quasi 1800 ostetriche iscritte all’Albo, per svolgere alcune considerazioni sull’articolo in oggetto. Nell’articolo, si fa riferimento alle “doule” come figure professionali di supporto alle mamme, che si occupano della dimensione emotiva e di quella pratica della gravidanza, del travaglio e del parto e del periodo post parto”, ed all’accudimento ed incoraggiamento delle donne in gravidanza e della neo mamme che questa figura, gratuitamente, pone in atto on line, in un periodo così difficile per la maternità a causa del coronavirus. Si conclude, facendo riferimento alla differenza fra queste “tecniche” di supporto on line con quelle normalmente poste in essere “in presenza” nelle sale parto o in altri contesti materno-
infantili.
 
Da donna, prima che da Ostetrica, debbo dirLe che da tempo noi professioniste ostetriche assistiamo sconcertate al reiterarsi di comunicazioni di questo tipo, che non danno atto della reale situazione, soprattutto in Italia: le doule non sono figure professionali, perché le uniche “professioni sanitarie” sono previste per legge (3/2018, la più recente), sono ordinate in Albi, ricevono una formazione universitaria, hanno un obbligo costante di aggiornamento, segretezza professionale, sono “vigilate” dai loro Ordini affinché esercitino l’attività assistenziale garantendo alle donne ed ai bambini qualità, sicurezza, appropriatezza. In ultimo, le professioni sanitarie “vere”, hanno quello che si chiama “profilo professionale”, ovvero un ambito di competenze proprio, riservato, specifico che esercitano in autonomia oppure in collaborazione con i medici.
 
Questo è il punto: le doule non sono professioniste, tantomeno sanitarie, si sono auto-proclamate tali, e nel tempo si sono appropriate di competenze che appartengono alla professione ostetrica, l’unica che è autorizzata ad esercitarle nel rispetto della salute della donna e dei bambini. L’articolo riferisce di tecniche per il supporto delle donne, per l’incoraggiamento, per la crescita di risorse interne alla donna che le consentano di affrontare in modo forte e consapevole la gravidanza, il parto e la maternità: nulla di nuovo, tutto ciò (che va sotto il nome di empowerment) rientra da decenni nei decreti istitutivi della professione ostetrica (risalente ad oltre 25 anni fa), tutto ciò rientra nella storia millenaria dell’ostetrica e dell’arte ostetrica, che non è certamente fredda “tecnica”, ma è sapienza, sensibilità, capacità di relazione, intima quasi simbiotica, con la sua donna.
 
Gentile Direttore, le donne in gravidanza, le partorienti e le puerpere, meritano oggi più che mai chiarezza e verità: quotidianamente in Italia oltre 20 mila ostetriche svolgono silenziosamente, senza clamore mediatico, senza lanci pubblicitari o articoli su riviste di tendenza, una enorme lavoro di aiuto, pratico, emotivo, tecnico sanitario, e lo fanno con competenza e autorevolezza, cioè da professioniste. In questo periodo, stanno anche rischiando la loro vita per dare alle donne ed a chi ne avesse bisogno, la loro infaticabile e sensibile assistenza. Per le donne e per le ostetriche, La prego di rendere loro verità e giustizia, pubblicando questa lettera ed aiutando l’opinione pubblica a riconoscere solo nell’ostetrica l’unica figura professionale utile, qualificata, necessaria per fornire ogni supporto ed assistenza, alla gravidanza al parto ed al puerperio.
 
Iolanda Rinaldi, presidente dell’Ordine della professione ostetrica di Roma e provincia
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